Home »
riflessioniTag correlati:
racconti,
esco,
mafalda,
essendo quel che sei,
notti di sonni spezzati,
parto per un accelerata,
laganas,
notte di buio,
per l oggi,
fine inizio danno,
milano,
feriefinefinite,
la mano,
sabato di sabato,
fine
mercoledì, 30 aprile 2008,00:05
E mentre l’orizzonte scorreva lento dentro il mio pensiero. Il mare mi correva incontro.
Acqua fredda e pantaloni arrotolati. Pochi piedi nell’acqua.
Qualche adolescente incoraggiato dall’atmosfera di una gita scolastica s’inoltrava fino alla cintola nell’acqua di aprile.
Camminavo assaporando l’onda che mi lambiva il piede e godevo del brivido freddo che mi avvolgeva fino a farmi sorridere.
Chinandomi a toccare l’acqua per accertarmi che il sale della vita fosse sempre presente, mi guardai una mano.
Pensai a una mano.
Una mano che si tendeva per cogliere la mia. Una mano che mi tirava a se. Una mano che mi salutava da lontano mentre fuggiva via. Una mano che mi accarezzava un sorriso e un bacio. Una mano che non sapeva dove stare. Una mano che non c’era più. Una mano che mi cercava. Una mano che mi respingeva. Una mano che mi chiamava.
Una mano.
La mano.
Quante parole dette inutilmente senza ascoltare una mano.
sabato, 23 febbraio 2008,00:23
Notte di buio affacciata alle stelle.
Ogni volta è l’emozione in corsa. Uno squarcio in mezzo al lago permette il passaggio da sponda a sponda. Momenti dove è lecito pensare a tutto. Dove lo specchio nero riflette il cielo. Dove il respiro è profondo e corre a risvegliare una memoria assopita e a preparare quella futura. Sensazioni dimenticate e chiuse in un forziere. Preziose. Perché rare.
Libero il futuro di accadere. Il passato da interpretare oggettivamente. Se necessario.
La musica rimane e sottolinea ogni respiro. Un canto a squarciagola non può che portare la mente oltre ogni pensiero. Pensiero che corre sul filo dell’acqua lontano da ogni realtà e verità relativa.
È mezzanotte. In mezzo a un lago. In mezzo alla notte. In mezzo alla vita. Al centro del cerchio. A metà del percorso.
Lunga è la strada che corre alla metà.
È tempo però di passeggiare. Le corse son fatte. Centellinare il tragitto per non scordare nulla di quel che è stato.
Nulla sarà così l’indomani.
Il pensiero vaga lontano.
Il ricordo resta vicino.
venerdì, 08 febbraio 2008,18:13
Agire. Reagire. Intraprendere. Risolvere. Attaccare. Difendersi. Fare.
Va tutto bene. Finché si può fare e decidere di decidere o di non decidere. Va tutto bene.
Mafalda spulcia fra i suoi pensieri alla ricerca di qualcosa che non trova. O che trova troppo velocemente e non desidera per forza trovare. Quindi lo ricaccia in fondo alla mente.
I fogli sono sparsi sui cuscini. Il laptop sulla pancia. La pancia sdraiata sul divano. Maffy, la micia, tutta nera, lunga e diritta appiccicata al suo fianco.
Tutto sembra a posto.
Eppure questo momento è inutile. E ogni azione che lo accompagna addirittura ridicola.
Fuori il grigio del cielo. Dentro il grigio dell’anima.
Non serve a nulla. Non serve. Non serve. Non serve.
Questa settimana voleva parlare d’immigrazione. Invece le viene in mente solo la parola inutile.
Mafalda sente un senso d’impotenza sovrannaturale. E rabbia.
Non posso cambiare le cose. Questo è quello che mi brucia. Mi brucia e fa male. Posso solo cambiare me stessa. Ma non l’IO. Posso cambiar il mio pormi di fronte al mondo. Il mio agire e il mio reagire. Il mio pensare razionale.
Non le mie emozioni. Non il mio inconscio.
Mafalda scrive due righe. Poi quattro. Pone la questione principale al lettore:
La sete di potere è la reazione conscia alla paura inconscia del sentirsi impotente?Non tutti i potenti hanno sete di potere. I grandi uomini della nostra storia non erano tutti assetati di potere sebbene potenti.
Essere impotenti davanti alla vita è la peggiore sconfitta che si possa subire? È una sconfitta che ci insegna a crescere o ci piega? Ci spezza?
Mafalda crede che possa spezzarci. Possa piegarci. Possa farci crescere. Dipende da che sconfitta si subisce. Da che senso di impotenza si prova. In quale momento della vita si incrocia questa sensazione di impotenza. Dalle circostanze. Dalla forza personale di chi la subisce.
Davanti alla morte? Davanti alla mancanza di rispetto della vita umana? Davanti all’egoismo personale o sociale? Davanti a un mondo che brucia di solitudine, di abbandono, di menefreghismo ad opera di scintille umane?
Mafalda stasera si sente il mondo. La parte di mondo marcia. Quella che non dovrebbe mai prendere il sopravvento sull’altra. Ma che è presente in ognuno di noi. Quando punta il dito accusatore sulle azioni cattive degli altri. Senza accorgersi che lo sta puntando contro uno specchio.
Chiude il portatile. Da una carezza al gatto. Riceve un miao di consolazione.
Sì lo so Maffy. Domani io non sarò nuova. Ma sarà un nuovo giorno.
giovedì, 24 gennaio 2008,22:26
Il pavimento è bianco in questa stanza. Quadrata. Ampia.
Nell’angolo, a sinistra, una imponente stella arancione di stoffa è sostenuta da un sottile filo trasparente, apparentemente rigido e inflessibile, appoggiato sulla punta dei piedi al suolo. E Infilato in un gancio.
La stella sembra dondolare dolcemente ad ogni respiro.
Sopra di lei, una pianta allunga le sue braccia nel tentativo di sfiorare, se non toccare, la stella.
Invano.
Al centro dello spazio un tavolino rotondo. Col ripiano di vetro. Poco pratico: una mezza sfera infilata in una cornice di metallo patinato. Non si può appoggiarvi su nulla. Ma si può illuminare.
Un quadro è appeso all’incontrario. Il mare è il cielo.
Questione di gusti.
Una libreria è appesa al soffitto. Scende lungo la parete, ma non arriva a terra. Coi piedi sul pavimento . Non serve. Ci sono solo i libri amati. Letti e posseduti. Titoli noti e sconosciuti. Sogni con le ali.
Una finestra guarda fuori. La luce la trapassa con passione.
Una tettoia rossa mattone sovrasta una terrazza infinitamente illimitata.
Blu.
La stanza è pulita.
C’è poco. O nulla. Sì. Un senso di nulla di troppo. Nulla di molto. Di minimo massimo.
…
Pensieri capovolti. Con la testa penzoloni giù dal divano e gli occhi al soffitto...
domenica, 06 gennaio 2008,23:30
Ad’un tratto la morte passa accanto. Non troppo. Qualche porta più in là. L’avverti per caso. Nell’aria.
Non è vicina. Non fa male di per sé. Fa male per il ricordo perenne della precarietà eterna del piccolo essere umano. Nella sua ricerca inesauribile di permanenza eterna Per altro inesistente.
Due morti in due vigilie. Un incidente. Una malattia.
Penso sempre a chi rimane. Alla voragine sulla quale vacilla. Quando aprendosi strappa dolore e solitudine. Sulla quale domani mi ci potrei trovare io stessa.
Dentro la voragine non fa così male. Fuori è l'inferno.
domenica, 06 gennaio 2008,10:12
A volte ce n'è cosi' poco che sento il desiderio di buttarlo via. Per sentirmi ricca e considerarlo superfluo.
mercoledì, 02 gennaio 2008,16:12
Ho bisogno di carta e penna, prima. Il portatile serve, ma dopo.
I pensieri corrono disordinati in giro per il cervello. Un groviglio. Non sto facendo molto per classificarli e assegnarli il loro posto. Mi concedo ancora qualche giorno di tregua. Qualche giorno di limbo. Fra l’essere e il divenire. Fra il ricordo e il futuro.
Penso a com’è andato l’anno: Bene! Penso a com’è finito l’anno: inaspettatamente bene! Penso alle cose fatte: tante! Alle cose rimandate: troppe!
Penso al 2008. A quella moltitudine di progetti, idee, pensieri ed emozioni che mi aspettano: se non li filtro rischio di riempire l’anno nuovo col vuoto.
Oggi rimango sospesa.
giovedì, 13 dicembre 2007,22:00
Notti di sonni spezzati. Di sogni interrotti. Giornate piene di sorrisi veri e falsi. Solitudine pazientemente ricercata. Percepirsi. Anche senza ascoltarsi pensare. Senza poter fare nulla. Senza doverlo fare.
L’emozione di ieri esaurisce la sua energia. Avanti, a volte, è guardare indietro. Per essere certi di aver fatto i passi giusti nella direzione sbagliata.
Cercare il senso e trovarlo. Concludendo che ogni passo lo ha costruito.
Essere pronti al prossimo atto. Nell’immobilità dell’azione cercare la propria traiettoria, tracciandola con un movimento che unisce due punti fermi.
martedì, 11 dicembre 2007,15:41
Notte di pioggia. Lacrime fredde sulla terra gelida.
I giochi sono fatti. Si sta chiudendo un ciclo. Controvoglia. Non tutto è ancora finito. Scomparso. Portato via dagli eventi.
Fili sottili di ragnatela, forti e flessibili, resistono ancora. La forbice rimane nel cassetto. Ancora per poco. Forse il momento non è ancora giunto.
Un aereo. Il suo rumore. Porta vite ad altre vite. Sorrisi e lacrime. Indifferenza. Amore. Noia. Un ciclo si chiude. Opporre resistenza è solo uno spreco di energia. Pura.
Difficile da capire, se dopo si teme il vuoto. L'abisso.
Piove.
mercoledì, 05 dicembre 2007,21:48
Un treno mezzo vuoto. Il buio appoggiato ai finestrini. Un pensiero ribelle non si piega alla semplice lettura di un libro.
Un ricordo lontano. Un sapore non dimenticato. Congelato alla nascita.
La razionalità del mondo irrazionale. Il perenne incontro fra l’essere e il divenire che non divenne nulla.
Binari del treno. La vita scorre se non si deraglia.
A volte è vissuta.
giovedì, 15 novembre 2007,20:23
“Se fallisco non ha importanza. Ho dato del mio meglio”
Non ha importanza. Non importa. Non m’importa. No mi importa. No. Sarà per la prossima volta. La prossima vita. La prossima occasione.
“Frank suonala ancora”
Sì, caro mp3, suonami ancora quella canzone di Tiziano che non dice niente, ma solo per il fatto che ha quella voce mi manda in visibilio e mi immalinconisce profondamente e mi fa sognare. Su suonala, conferma a questo scarto arruffato di me stessa che ci sono ancora. Se sento male mi sento anche viva. Confermami che non ho nessuna voglia di essere grande. Allo stesso tempo fammi dimenticare che ci sono. Insomma fai qualcosa. Perché io in questo momento non desidero più nulla di reale.
Io intanto prendo la mia coperta e mi butto sul divano che ha posto per quattro persone. E io riesco a occuparne a malapena un quarto. Il resto è per le anime in pena a passeggio con la luna piena nei meandri della mia mente.
Tanto la fiamma brucia, la legna è tanta, e le domande rimangono. Gli ideali per strada. I lavori a metà. Errori di valutazione. Di valutazione di me stessa. E giù gli amici a dirmi che io sono bella e buona. Insomma, sono gli altri che sono brutti e cattivi.
Cari amici cari. Siete proprio tanto cari e non mi conoscete. Ho forse semplicemente fallito. Ho parlato e parlato e non ho detto nulla. Chissà se ho mai detto qualcosa. Non ha importanza. Non ha senso nulla.
Allora prendo la mia coperta, dicevo, e mi sento un cartone animato. Mi sbatto sul divano, dicevo e siccome sono le due di notte mi accingo a dormire. Non ho sonno. E quella luna impertinente entra attraverso la vetrata della terrazza e mi importuna nel sonno.
La micina si arrotola sopra la mia mano e già solo per questo non oso più muovermi. Mentre i pensieri saettano per la mente e li sento rimbalzare sulle pareti del cervello. Con tanto di botti.
Un mantello nero e caldo, quello della micia, in contrasto con la luce chiara e fredda della luna.
Mi sento riassunta in due semplici entità esterne a me. Attratta dalla mia diversità e bipolarità interiore.
Micia Luna.
venerdì, 12 ottobre 2007,21:16
Partenze e arrivi: un equilibrio sottile. Dipende chi è che va e chi rimane. E non si sa cosa sia effetivamente meglio...dipende da chi va, dove va, e da chi rimane, dove rimane...tutto è sempre relativo.
Il punto di vista è sempre e solo quello dell'osservatore, non dei protagonisti che vanno o rimangono!
mercoledì, 10 ottobre 2007,00:13
Dove c'è tanta gente, a volte, non c'è nessuno!
martedì, 02 ottobre 2007,16:34
La valigia non è ancora fatta. Quattro cose bastano: due comode e due d’obbligo. Passaporto e carta di credito. Un po‘ di dollari. Ho in tasca un viaggio. Una delle tante città che desidero visitare.
Sistemo le ultime cose: cosettine di casa, cosettine d’ufficio,
Parto di nuovo. Finalmente di nuovo.
Per pochi giorni ma vado. Una buona amica al mio fianco. Un’idea di quel che desidero vedere e tanto spazio all’imprevisto. Occhi spalancati verso tutto quello che è nuovo, sconosciuto e proprio per questo sentitamente familiare.
Sento l’adrenalina aumentare. L’eccitazione per il viaggio cresce.
Devo finire di stirare. Spedire assolutamente due mail. Bagno e capelli. Caricare macchina fotografica e cellulare. Buttare un’occhiata ancora alla posta.
Ho ancora un piccolo appuntamento, poi porto i bambini dai suoceri.
Esco e salto in macchina.
Arrivo puntuale. Riparto. Ancora i bambini e poi sono quasi in vacanza.
Arrivo allo stop. Davanti c’è il meccanico. Aveva chiuso. Ci sono dei tipi che girano in giacca e cravatta all‘interno. Comprano i locali? Ci fanno degli uffici? Domani a quest’ora non conoscerò nessuno intorno a me e nessun luogo. Sorrido.
Guardo a destra e non arriva nessuno. Giro a sinistra. Mi dimentico di guardare!
Un furgoncino arriva improvvisamente da dietro la curva. Frena di colpo e sterza a destra. Io schiaccio il pedale sull’acceleratore fino in fondo. E lo evito... . Freno e mi scuso.
Sento il sangue defluire dalla testa ai piedi. E poi risalire. Mi sorride. Gli sorrido. Un’occhiata per dirmi che ci è andata bene. Senza parole.
Riparto.
Me l'ero dimenticato: pensare a domani può essere fatale!
lunedì, 27 agosto 2007,21:49
Il tempo è indeciso e si guarda intorno. L’aria è ferma. Le nuvole anche. Un film che improvvisamente si blocca su una scena a caso.
Esco di scena e guardo. Mi guardo guardare la scena. Ne osservo i protagonisti e le comparse. Vite di passaggio. Di passaggi più o meno provvisori.
È tutto qui. Non c’è niente di più‘. A parte momenti illusori. A parte momenti felici. A parte.
Che importa.
L’illusione di un attimo. L’illusione di un’emozione.
L’illusione: credere che ci sia qualcosa che non c’è.
Credere.
Manca.
Manca solo nei momenti in cui credere non ha senso. In cui essere non ha posto.
Penso ad altro...
mercoledì, 15 agosto 2007,00:14
Emozionati emozionati emozionati.
Anche solo per un sorriso.
Per una lacrima di gioia. O di dolore.
Per chi anche solo per una volta ti ha detto che ti voleva bene, ma ci ha creduto.
Per ogni manifestazione d’affetto.
Di affetto puro
Per ogni parola non detta. Ma pensata col cuore.
Emozionati.
Perché nel buio c’è tanto sole.
Perché nel silenzio. C’é sempre un sorriso nascosto.
Per tutto quello che sarebbe potuto essere e non è stato.
Perché ti ha donato un’emozione.
Un segno.
Di vita.
Emozionati
sabato, 11 agosto 2007,15:57
notte acerba di fine estate autunnale. un parcheggio qualunque.
due donne.
diciannove gradi. un fiume perso in se stesso. al loro fianco. quattro alberi si raccontano di aliti di vento.
non c’è nulla.
di strano.
due uomini in lotta. polo rosa e polo blu. poli distanti.
due uomini si aggrediscono.
pianto di donna. bambini spaventosamente abituati alla scena.
polizia. testimoni. racconti. impressioni. giustizia. giustizia?
due donne si raccontano.
il fiume scorre.
domenica, 05 agosto 2007,10:56
Ferie finite. Lascio il mare alle spalle. Due ore di aereo e sono di nuovo oltralpe. La semi abbronzatura lascerà presto il posto al solito color mozzarella. Ammuffita. Dato che tendo al verdino con l’umidità.
Ferie finite. Che delizia. Deliziose le ferie. Eccitante il rientro. Avevo voglia di tornare e rimettermi in movimento. Mail, telefonate ,sms. Sì, sono tornata.
Adesso devo pianificare e organizzare le prossime settimane. Ho un po‘ di impegni: casa, famiglia, lavoro. Volontariato. Amiche. Un corso. Sport...ho messo su un paio di chili. Più quelli che avevo prima delle ferie. Che importa tanto sono sempre io con o senza chili di troppo.
Poi saltino a Milano la settimana prossima o l’altra ancora. Vedo che succede. Nulla appunto. Milano ad agosto sa di ferie. Organizzo un paio di amici. Un paio di seratine. Libreria e rifornimento obbligato di libri italiani. Poi rientro.
Viaggio in treno.
Al momento però sono ancora qui e appena rientrata.
Riordino l’appartamento. Pulisco. Lavo e stiro. Detesto pulire. Mi piace però il pulito. Tollero stirare. Se intanto telefono.
Parto in quarta. La quinta la metto da domani.
Ho di nuovo i miei obiettivi di fronte. E tento di realizzare piano piano ogni mio timido sogno.
Poter essere dove si vuole essere....nel mio caso, per strada...
domenica, 29 luglio 2007,14:43
Ci sono due cose a cui faccio fatica rinunciare: il mo cappuccino e... no. Una sola: il mio cappuccino. Tutto il resto e' sostituibile.
Laganas mi mette pero' a dura prova:
cappuccino = caffe' con acqua al cloro + panna montata.
Laganas...una striscia di spiaggia a mezza luna. Nove chilometri di gocce d'acqua e granellini di sabbia. Turisti di vicino e di lontano. Sorrido. Penso a come sarebbe se presentassi qui un progetto di integrazione (turistica) locale.
Anche stamattina c'e' il sole. Anche stamattina fa caldo. Anche stamattina mi immergo nell'acqua tiepida del mare. Cerco conchiglie, paguri e stelle marine da far vedere ai miei piccoli. Quello che trovo.
L'acqua e' il mio elemento. Qui ci sono dentro tutti i giorni e per gran parte del giorno.
Tutti i giorni pregusto e mi gusto il sale sulle labbra. Sulla pelle. Mi piace l'odore del mare. Me ne piace il sapore. Il colore.
Nuoto. Nuoto verso l'orizzonte apparentemente senza meta. Evidentemente con l'intenzione di spostare un po' piu' in la linea dell'orizzonte.
Tutto ora e' lontano. Cosi' palesamente insignificante. Come me. Piccolo punto nell'immenso trasparente. Immenso costituito da minuscoli dettagli insignificanti.
Prendo fiato. Mi immergo. Sotto. Giu'. Pesciolini curiosi mi girano intorno. Mi sento un pesce in un acquario. Sorrido. E sorridendo sento l'acqua in bocca. Ancora il sapore del sale.
Stella marina. Stella. Caduta dall'oceano fluttuante sovrastante il mare. E forse in attesa di ridiventare stella.
Mare. Mare. Mare.
Una bracciata. Due. Tante. Torno ai piccoli dettagli che formano l'universo. E che da vicino sono cosi' immensamente ricchi di significato.
La linea dell'orizzonte alle mie spalle e' rassicurante. So che si spostera' un po' piu' in la ad ogni mio passo verso di lei.
Mi sono dimenticata del cappuccino...
mercoledì, 27 giugno 2007,12:25
Devo dare l’acqua alle piante. Le mie begonie rosse e gialle e le mie roselline gialle mi guardano leggermente alterate: se avessi il pollice verde sarebbe tutto molto più semplice.
Non ho neanche la bacchetta magica.
Il pesce sta cuocendo. Le verdure cinesi gli tengono compagnia. Il profumo del gusto si insinua nelle mie narici.
Apro la bottiglia dell’olio. Il coperchietto di plastica schizza via. Insieme a un po‘ di liquido oleoso...sulla mia maglietta marrone: uffa, un’altra cosa da lavare e stirare.
Assaggio un goccio di vino...ottimo. Solo un goccio. E sento tutto il suo sapore e il suo calore espandersi nel mio corpo.
Piaceri e doveri si alternano.
Mentre apparecchio la tavola mi ricordo che ho fame. Fame di gusto. Di colore. Di piacere.
La lavatrice fischia. Devo stendere la biancheria.
Cerco di concentrarmi su una cosa alla volta. Ma sono portata al multitasking per natura.
La posta al pomeriggio.
Le mail pure.
La contabilità domani.
L’archivio per venerdì.
Magari riesco a stirare un’ora.
Cosi’ intanto telefono e posso rilassarmi chiedendo: “Come stai?”
Domani ho un incontro con stranieri, come me, alla scuola di lingue per pubblicizzare un progetto di integrazione.
Spero di riuscire ad andarmi poi a bere un cappuccino con Myself.
Doveri e piaceri.
Il senso è tutto li.