Le dita scorrono abilmente sul bianco e nero. Ripercorrono una strada conosciuta e assaporata in ogni tempo. Il rumore della città non riesce a sovrastare l’intensità delle note richiamate in vita. Insieme ai ricordi mai sepolti.
I sorrisi e le risate che accompagnano un viaggio per l’ennesimo concerto da non perdere.
Tre per tre amici. Milano Zurigo e ritorno. Dopo. Prima la musica.
Il concerto alla Rote Fabrik. E per quello le ore di viaggio da mettere in conto sono poca cosa. Il piacere che precede l’evento li contagia e aumenta ad ogni chilometro che il treno macina.
Zurigo. Una bella città. La Limmat, il suo fiume. Il suo lago. La lingua sconosciuta ed ostica ai non addetti ai lavori.
E lui.
Il grande amico. Lei. La donna del suo amico.
E le dita sfiorano senza sosta un tasto bianco dopo l’altro. Uno nero, fra l’uno e l’altro.
Cerca i dettagli del viso e li ricalca con la memoria, disegnando i suoi compagni di viaggio ancora una volta.
Lei si faceva già allora. Loro fumavano di tanto in tanto qualche joint.
E il concerto era maledettamente generoso.
Era…
Il ricordo lotta col ricordo. Arrivano le voci ricordate e non volute che aumentano il ricordo stesso. I visi e i volti di quei giorni.
E le dita scorrono sulla tastiera dolorosamente. Mentre la musica intensifica i colori del passato.
Un passato improvvisamente reale.
Dove lui è morto. In un passato molto presente. Di AIDS.
Di lei si dice lasci impronti sulla spiaggia di Ibiza.
(Da e per Franc)