Il pavimento è bianco in questa stanza. Quadrata. Ampia.
Nell’angolo, a sinistra, una imponente stella arancione di stoffa è sostenuta da un sottile filo trasparente, apparentemente rigido e inflessibile, appoggiato sulla punta dei piedi al suolo. E Infilato in un gancio.
La stella sembra dondolare dolcemente ad ogni respiro.
Sopra di lei, una pianta allunga le sue braccia nel tentativo di sfiorare, se non toccare, la stella.
Invano.
Al centro dello spazio un tavolino rotondo. Col ripiano di vetro. Poco pratico: una mezza sfera infilata in una cornice di metallo patinato. Non si può appoggiarvi su nulla. Ma si può illuminare.
Un quadro è appeso all’incontrario. Il mare è il cielo.
Questione di gusti.
Una libreria è appesa al soffitto. Scende lungo la parete, ma non arriva a terra. Coi piedi sul pavimento . Non serve. Ci sono solo i libri amati. Letti e posseduti. Titoli noti e sconosciuti. Sogni con le ali.
Una finestra guarda fuori. La luce la trapassa con passione.
Una tettoia rossa mattone sovrasta una terrazza infinitamente illimitata.
Blu.
La stanza è pulita.
C’è poco. O nulla. Sì. Un senso di nulla di troppo. Nulla di molto. Di minimo massimo.
category: riflessioni, racconti, pensieri capovolti
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