sabato, 19 gennaio 2008,19:17

Alma è seduta su una panchina. Avvolta nel buio freddo della sera. Non c’è niente da fare li intorno. Una sera di un fine settimana qualsiasi. Di un anno qualsiasi. Stasera ci si trova giù in centro. Gli altri sono andati a farsi una pizza. Lei è a corto di soldi. I pantaloni sono costati più del previsto. Fa nulla. Le stanno da dio e non rimpiange di dover rinunciare a qualcosa. Per un mesetto dovrà tirare. Poi arriverà di nuovo la paghetta mensile. Non le importa un granché dei pantaloni. Non le importa di raggiungere gli altri in centro. Non le importa neanche tanto del suo ragazzo. Terribile dirlo. Ma lei in effetti non lo dice. Lo pensa. Non dice tante cose Alma.

Nel buio ci sta bene. Può fare la faccia che vuole. E se il sorriso non le viene, non lo fa. È sola sulla panchina. La passeranno a prendere prima o poi. È sola e sta bene. Laggiù in compagnia sorriderà. E per un po’ si dimenticherà di se stessa.  Lui è giù con gli altri e la terrà per mano e la bacerà sul collo. Deve averlo visto in qualche film o l’ha fatto qualcuno che l’ha impressionato. O gli avranno detto che a “loro” piace, pensa lei. È artificiale nel movimento. Goffo. Ma il risultato è gradevole. Marco è in classe con lei. E lei parla volentieri con Marco. Dei problemi di scuola. Degli amici. Del loro quartiere. Dei genitori che sono come i paletti di uno slalom: da evitare, ma necessari per vincere una gara. E ridono insieme. E fanno l’amore come lo si può solo fare a sedici anni…sperimentando e pensando se piace e come piace. Lui non è il primo. Non sarà neanche l’ultimo. È un amore di passaggio. Questo lei lo sa.

 Lei  a volte si sente vecchia.

Guarda il futuro e si chiede cosa succederà nei prossimi anni. Finora non è successo nulla pensa. Non saprebbe neanche da che parte iniziare a farsi succedere le cose. Diventare grande e fare grandi cose. Come sua madre? Suo padre? Lavorano da una vita. Non hanno mai fatto nulla di grande. Hanno la terza media e sì insomma, niente da dire. Sono bravissime persone. Ma non gli è successo mai niente di importante . Degno di nota.

 Alma pensa che non vuole diventare una grande famosa. Vorrebbe fare qualcosa di grande. Di importante. Ma non sa neanche da che parte iniziare. L’entusiasmo per la vita ce l’ha. Ma non le sembra le sia mai accaduto di aver perso l’occasione giusta. Di aver riconosciuto un segno per decidere cosa fare. Le sembra che la sua vita sia noiosa e destinata a passare inosservata. Non crede alle occasioni piovute dal cielo. Dovrà cercarsele.

 Non vorrebbe pensare. Ma pensa sempre. E cosa farà in tutti quegli anni, li davanti a lei?

 

 

Angelo abita al quarto piano del condominio giallo. L’unico appena riverniciato. Sembra una macchia di sole in una giornata grigia. Come i palazzi che lo circondano. Ha finito il servizio militare da due giorni. Non gli è dispiaciuto farlo, per niente. Non l’ha presa come una condanna a vita. Era un buon pretesto per cambiare strada per un po'. Il futuro è sempre in agguato. Per gli altri. Lui non ci ha mai creduto al futuro. Ha sempre avuto la sensazione di vivere con un istinto animale: adesso e basta. Nessun futuro da pianificare e nessun passato da ricordare. Beh. Quasi. Il passato, seppur breve, c’era. Niente di esilarante. Ma piacevole. La scuola finita. L’università rimandata per chiarirsi le idee: scienze della comunicazione o giurisprudenza? O uno stage prima negli USA per maturare? Sì, come no. E i soldi? E poi cosa farebbe là? Senza Pino, Fulvio e Marcello?

E Claudia? Claudia. Sono insieme fin da quando andavano alle medie. A volte sembrano una vecchia coppia affiatata e fidata. Tutti scommettono sul loro futuro. Tutti tranne loro due. Non se lo dicono. No. Sconvolgerebbero l’esile equilibrio creatosi nel loro microscopico universo: famiglie, parenti, amici e vicini. Poi in fondo si divertono pure insieme. Fanno l’amore da anni e piace a tutti e due.  A lui piace attirarla a se, tenendola per la vita. Ha la vita strettissima.  E mentre le parla, i suoi capezzoli reagiscono al suono della sua voce. E alle sue parole. Lui sa parlarle.  Lui sa dirle quello che lei vuole sentire. E poi lei, a quel punto, cambia il suo sguardo. Questo lo fa letteralmente impazzire. Lui si eccita nel momento in cui lei si stacca dal mondo e gli comunica con gli occhi che è pronta per volare con lui.

Sì, in fondo Claudia è la sua donna. Non ha mai messo in discussione il fatto di non amarla veramente. Ma gli sta nascendo il desiderio di sperimentarsi come maschio anche in giro. Prima o poi sa che cederà. Lo sa come è vera questa sera buia. Nella sua stanza, al buio, vibra di vita pensando all'adrenalina che  lei gli procura. 

L’adrenalina.

L’adrenalina ce l’ha anche quando vola col parapendio sopra le montagne. Quando tiene ferma la vela al vento del suo windsurf. Quando tira al poligono e vince. Quando corre. Tutte adrenaline diverse. Tutte esilaranti.

Il cell è silenzioso. Che fanno quei cretini? Sanno che è tornato. Hanno detto che passavano a prenderlo. Non ne trova neanche uno al cell.

 Si alza in piedi. Il suono di una macchina sotto in strada. Eccoli. No. Non sono loro. E non c’è neanche un cane in giro. Tranne quella bionda seduta sulla panchina nei parchetti di fronte a casa sua. Ferma immobile. Avvolta nel buio. Con quella sciarpa bianca e i pantaloni bianchi. Frammenti di luna di una notte buia. Sembra un bersaglio. Immobile. No, adesso si alza.

 Si muove. Si siede. Sola.

 Angelo l’ammira con gli occhi.

 L’ammira muoversi. Elegante nei movimenti. Giovane. Almeno crede.  

 L’ammira. Ancora. E poi mira.

 Spara. Per il desiderio di un getto di adrenalina mancante. E di follia.

 

E vince…

 

author: anele65
category: racconti, a&a
comments: commenti (1)(popup) | commenti (1)
Commenti
#1   25 Gennaio 2008 - 15:55
 
Bello! piacevolmente imprevedibile.

Ciao
Luna
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente OlunaO

Commenti